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La rivoluzione in salotto



Affascinanti, colte, determinate. Le influencer del passato, conquistavano  i loro follower  con lo charme e la cultura.  Li invitavano alle serate nei loro salotti e continuavano la relazione con per corrispondenza. Il salotto era il loro regno perchè nei secoli scorsi le donne non avevano accesso ai templi del potere maschile: giornali, politica, editoria, caffè. Eppure dai loro salotti certe donne hanno influenzato la storia d’Italia. Abbiamo cercato i loro palazzi  nel centro di Milano per rivivere  le loro storie. La passeggiata è diventata un video. https://www.youtube.com/watch?v=l6nJIx5QbRM&t=305s

La prima tappa è Palazzo Trivulzio in piazza sant’Alessandro dove visse la bella Cristina Trivulzio di Belgioioso. Patriota,  scrittrice fondatrice di giornali e viaggiatrice. Heinrich Heine, la pose  fra le glorie italiane, accanto a Rossini e a Raffaello. Cristina nacque a palazzo Trivulzio nel 1808 e qui  rimase finchè, a sedici anni,  sposò Emilio di Belgioioso. Bello, donnaiolo e attirato più dalla enorme dote che dalle sue grazie, Belgioiso la tradì sempre. Finchè Cristina lo lasciò e si trasferì a Parigi. Era una fervente patriota. Finanziò  Mazzini  vendendo i suoi gioielli e il suo salotto divenne il centro intorno a cui gravitavano gli esuli italiani. Convinta dell’importanza della stampa, comprò, la Gazzetta italiana di cui prese la direzione, ricercando collaboratori illustri. Quando scoppiarono le Cinque Giornate di Milano organizzò  l’ “esercito Belgioioso” composto da 200 volontari. Si unì poi ai patrioti della Repubblica Romana e quindi viaggiò in Asia Minore.Ebbe una figlia, Maria il cui padre naturale è ignoto.  Nel 1860, dopo il matrimonio di sua figlia con Ludovico Trotti Bentivoglio, tornò  a vivere tra Milano, a palazzo Trotti, in piazzetta Bossi 4, Locate ed il lago di Como  dove fondò un asilo, scuole e forme di previdenza per i contadini.

“Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”

 

La seconda tappa è a casa di Clara Maffei, dove si incontravano patrioti e scrittori.

Clara era di poco più giovane di Cristina. Il suo salotto in via Bigli 21 a Palazzo Olivazzi divenne il centro nevralgico del Risorgimento milanese. Ebbe un ruolo chiave nelle 5 giornate. Vi si incontravano i patrioti ma anche i letterati come Honorè de Balzac che si innamorò di lei. Come Cristina si separò dal marito perchè si era innamorata di un altro uomo: il mazziniano Carlo Tenca. A casa sua si incontrarono per la prima volta Verdi e Manzoni.

 

Poi abbiamo visitato Palazzo Serbelloni, chez Margherita Sarfatti  l’amante ebrea di Mussolini.

Nel  gruppo di intellettuali e  pittori che si riunivano ogni mercoledì sera dopo cena nel suo salotto (due grandi stanze con ampie finestre spalancate, nelle notti d’ estate) c’erano i pittori Umberto Boccioni, Giacomo Balla, e tra i letterati la sua amica Ada Negri, poi Antonio Fogazzaro, D’Annunzio, Prezzolini, Palazzeschi e Filippo Tommaso Marinetti, che abitava a due passi (all’ angolo con via Senato). Dal 1912 ebbe inizio la relazione amorosa con Benito Mussolini che durerà per circa un ventennio. Margherita diventò una donna potente, scriveva d’arte per l’Avanti e per  il  Popolo d’Italia.  E scrisse anche la prima biografia di Mussolini, col titolo Dux, in inglese.  Ebbe notevole spazio nella influenzare la propaganda mussoliniana del ventennio: probabilmente sono sue alcune parole chiave come fascio e duce e la mistica della romanità.  Il rapporto col duce conosce alti e bassi sino alla fuga di Margherita all’estero dopo le leggi razziali (1938) .

 

Di fronte al Duomo abbiamo trovato invece la casa di Anna Kuliscioff, amica e rivale di Sarfatti. Abitava un appartamento al quarto piano, in Portici Settentrionali 23, (oggi Corso Vittorio Emanuele) affacciato davanti alle guglie gotiche e alla Madonnina. Di lassù insieme al compagno Filippo Turati dirigeva Critica sociale: due scrivanie una di fronte all’ altra, due poltrone di cuoio, due grandi finestre e due pareti di libri. Quello della Kuliscioff fu un salotto politico, quasi la sede di un partito. Molti dei socialisti democratici che vi si riunirono pagarono con l’arresto o l’esilio le loro posizioni.

 

Ada Negri, grande amica di Margherita Sarfatti riuscì a comperare da sola, con i proventi dei suoi libri un appartamento in via della Guastalla 3, che poi lasciò alla figlia.  Negri scrisse decine di libri ed ebbe pochi amori sfortunati: prima con un giornalista che la lasciò per andare in America, poi con il marito industriale della seta.

Ho lasciato la mia casa di via della Guastalla, una delle più vecchie vie di Milano. Chissà perchè si lascia una casa dove si è stati per tanti anni? Il cuore non vorrebbe. Il cuore non ha colpa.

 

Infine i salotti di due influencer più moderne: Fernanda Pivano e Camilla Cederna.

Camilla Cederna era una signora della borghesia milanese colta. Famiglia di editori e grandi giornali. non si è mai sposata. Il fratello Antonio, giornalista, scrittore, ambientalista, è stato uno dei fondatori di Italia Nostra; il nipote Giuseppe è attore e regista, scrittore, alpinista.  Giornalista, scrittrice e saggista scriveva con una gatto in braccio nella sua bella casa di Piazzale Marengo.  Sull’Espresso, teneva la rubrica Il lato debole, in cui ironizza sulle consuetudini della borghesia. La svolta per lei avviene il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana . Descrive i funerali delle vittime «Cinque ore in Duomo in piedi su un banco per meglio vedere e sentire, un’ora in giro dopo, a casa a scrivere uno degli articoli più difficili della mia lunga carriera …e adesso a letto con il sonno che non arriva. Arriva invece una telefonata: “Sei già a letto? Fra cinque minuti davanti al tuo cancello”. “Perché?” “Un uomo si è buttato da una finestra della questura, non farci aspettare, andiamo a dare un’occhiata”. Sono due amici coi quali ho sempre corso in questi giorni, Corrado Stajano e Giampaolo Pansa, hanno la faccia e i modi di questi giorni, gesti frettolosi, rabbia e dolore negli occhi». Andiamo a dare un’occhiata, già… il corpo di Giuseppe Pinelli”. L’impegno civile per lei diventa primario e scrive libri d’inchiesta come quello sulla morte di Pinelli e sull’ex presidente Giovanni Leone.

 

Fernanda Pivano abitò vent’anni in un bel palazzo di via Manzoni 14 con il marito Ettore SottasQui, tra gli oggetti disegnati dal marito, sono passati alcuni dei più grandi scrittori americani: da Ernest Hemingway a Jack Kerouac, da Allen Ginsberg a Charles Bukowski. Pivano ha portato in Italia la controcultura americana degli anni Sessanta,  la cosiddetta beat generation. Non era milanese ma divenne una figura di riferimento nel mondo culturale del secolo scorso. Genovese di nascita frequentò il Liceo Classico D’Azeglio di Torino con Primo Levi, conobbe un supplente che le cambierà la vita: Cesare Pavese. Sarà lui a farla innamorare della letteratura angloamericana.

Tradusse “Addio alle armi” di Hemingway e fu arrestata perchè era vietato dal Regime. Ma Hemingway la volle conoscere e la invitò a Cortina da lui.  Il libro uscirà con Mondadori del 1949. Nel 1953, invece, si è occupata del romanzo Di qua dal Paradiso di F.S. Fitzgerald e poi  del best seller Sulla Strada di Jack Kerouac.

https://www.youtube.com/watch?v=l6nJIx5QbRM&t=305s

 

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