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La Parma di Stendhal



Non si sa quante volte Henri Beyle, in arte Stendhal, abbia visitato Parma, forse soltanto una. Eppure è proprio grazie al suo romanzo La Chartreuse de Parme se il capoluogo emiliano è divenuto immortale. Generazioni di critici, romanzieri, poeti ed esperti si sono cimentati sulle fonti di ispirazione di Stendhal, sulla attendibilità storica del romanzo e sulla verosimiglianza dei luoghi descritti. E, a malincuore, hanno concluso che l’invenzione prevale sulla realtà. Eppure, come ha scritto il critico Giovanni Macchia, “la Chartreuse ha resistito alla sua stessa fortuna”. Man mano che questa fortuna cresceva, la Parma di Stendhal diveniva meta di un turismo letterario romantico e nostalgico.

Non importa se è inventata – ha scritto Adam Begley sul New York Times – se c’è un libro da portare per visitare Parma è proprio La Chartreuse. Senza mai descrivere la città, non i maestosi palazzi, nè le ampie piazze e nemmeno l’impeccabile Duomo, il romanzo evoca esattamente il luogo, offrendo al turista uno sguardo nella sua anima segreta”. Perché d’altronde Stendhal avrebbe dovuto ambientare proprio a Parma il suo avvincente dramma se non la conosceva per niente? La conosceva abbastanza, secondo lo studioso Luigi Foscolo Benedetto, da “gettare tra la favola immaginata e la realtà parmigiana, dei sottili legami, tali da far aleggiare sulle avventure del romanzo un’atmosfera parmense”.

La Parma della Chartreuse forse era Modena, o forse era Atlantide…

Quella stessa atmosfera si ritrova nei diari di viaggio dei visitatori stranieri invitati nel ducato, prima farnese e poi borbonico, là dove essi descrivono monumenti e palazzi, ammirano estatici i quadri del Correggio, oppure tratteggiano i personaggi che animano la piccola corte ducale. La Parma della Chartreuse forse era Modena (come pretendeva lo scrittore Antonio Delfini) o forse era Atlantide, come molti altri luoghi letterari, ma si può sempre cercare di vedere, o immaginare la città reale con gli occhi di Stendhal. Intercalando, come abbiamo fatto in questo capitolo, le pagine della Chartreuse a quelle dei diari dei viaggiatori del passato, emerge l’atmosfera che ci trasmette l’autore.

La Cittadella

Dopotutto, come ha spiegato Benedetto, da qualunque parte provengano sotto l’aspetto poetico, la Cittadella, la Certosa della Chartreuse de Parme, “il Beyle sapeva che a Parma c’era invero una Cittadella e che esisteva effettivamente nelle vicinanze di Parma una Certosa. 12 Agosto 2019 @ 16:46:52Ha avuto cura anche nei loro riguardi, di conciliare, per quanto possibile, realtà e fantasia. Ha posto la sua Certosa fuori dalla città, in una località solitaria. Ha lasciato la Cittadella dove si trovava di fatto: ai margini meridionali della città, in un luogo ove si dispiegano bei viali alberati”.

E tra i tanti antenati reali che la critica letteraria ha trovato ai personaggi, ce ne sono alcuni di Parma. Il protagonista, Fabrizio del Dongo, assomiglia tra gli altri ad Alessandro Farnese; il conte Mosca assomiglia al primo ministro di Filippo di Borbone, Leon Du Tillot marchese di Felino; l’affascinante Gina Sanseverina, zia innamorata di Fabrizio, richiama la marchesa Malaspina che fu amante del Du Tillot, ma anche Barbara Sanseverino che, nel ‘600, fu proprietaria del feudo di Colorno e fu l’amante del duca di Gonzaga, giovane quanto il Fabrizio del romanzo.

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