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A Cesenatico con Garibaldi e Moretti


il grattacielo

Uno schizzo su un foglio, due linee curve ad indicare un canale:“Cesenatico è tutta qui”, scriveva il poeta crepuscolare Marino Moretti. Se non fosse per quello schizzo, che Leonardo da Vinci fece durante il breve dominio del suo signore, Cesare Borgia, sulla Romagna, Cesenatico non avrebbe una nobiltà da vantare. E invece, nel 1502, Leonardo arrivò per studiare il collegamento del villaggio al mare e tracciò il famoso schizzo conservato a Parigi. Tanto bastò ai cesenati per chiamare il loro naviglio Canale Leonardesco. Ed è intorno a quel canale che si svolgeva tutta la vita della Cesenatico antica, quella che Moretti, nato alla fine dell’800, amava e odiava.

Garibaldi in Trafila

Da quel porto partì anche la famosa “Trafila”, la fuga di Garibaldi verso Venezia con Anita morente, un evento cruciale e romanzesco che fa parte della storia di Cesenatico e dell’identità romagnola. Moretti era un poeta cosiddetto crepuscolare, amico intimo di Aldo Palazzeschi, narrava la vita nelle sue semplici cose senza tempo, un mondo provinciale, un po’ chiuso, ripiegato su sé stesso. Nella poesia intitolata “A Cesena” ricorrono appunto quei temi, così come nelle sue lettere a Palazzeschi.

cesenatico canale

Il canale sinuoso

“Un canale dunque che divide sinuoso le case in due strisce quasi uguali, fino al verde nuovo e alle case nuove, che sono i villini dell’estate annunzianti oggi gli svaghi del mare, il dolce arenile, la flora spinosa, le stelle marine, scherzi e ricami dell’ onda. Due rive, due fondamenta quasi veneziane, in cui si riassume il villaggio di pescatori, divenuto ormai cittadina: il ponte dai balaustrini lindi che allaccia le rive, sostituisce alla meglio il vecchio ponte a schiena d’asino che io vedo con gli occhi della fanciullezza e che mi pare al ricordo gigante. Quanto tempo è passato da quando la vita del paese pareva si svolgesse tutta sul ponte? Ora il paese si è rintonacato. Sfoggia come può il suo cemento, la sue insegne, i suoi balconcini male appiccicati e le osterie vere e proprie son relegate nei vicoli, ed io, si, ammiro l’arte e il progresso, ma anche vorrei ritrovare nell’architettura del mio paese un riflesso dell’antico abbandono”.
MARINO MORETTI, Tutti i ricordi, Mondadori 1962

La casa di Marino Moretti 

 

✑Cesenatico 24 dicembre 1907
Qui non fa freddo, ma il grigio incombe e il sole, quando c’è è malato come una poesia di Baudelaire.
MARINO MORETTI, lettera ad Aldo Palazzeschi

✑Cesenatico, marzo 1912
La primavera qui è deliziosa, io non faccio niente o quasi: son triste, son scontento di me, pure non lascerò Cesenatico tanto
presto.
MARINO MORETTI, lettera ad Aldo Palazzeschi

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